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Quenn of the Caribbean - The shadow of the Cobra
'Nella morsa del Cobra'
Alexis era inquieta: Elizabeth l'aveva pregata di rimanere a
dormire con lei a Villa Swann, ma aveva rifiutato, promettendole
in cambio che sarebbe arrivata l'indomani all'alba per aiutarla
a preparsi per la cerimonia.
Non aveva voluto incontrare Lord Havery.. il suo istinto le diceva
che doveva stargli alla larga.. e, anche ora, quello stesso istinto
non le dava pace, acuito dalle allarmanti notizie che il giovane
Turner era venuto a portare solo qualche ora prima, non facendo
altro che alimentare sospetti che si era porta dietro per più
di quattro anni.
Infilò in fretta camicia e calzoni e a piedi nudi, così
com'era, scese dal letto e uscì dalla cabina facendo attenzione
a non svegliare Jack che dormiva placidamente, al pari di un bambino.
Salì sul ponte fino al cassero di poppa e, da lì,
si appoggiò alla murata lanciando lo sguardo verso i monti,
resi sagome nere e quasi spettrali da quella notte senza luna,
dietro cui si celava la città di Port Royal.
Quante volte aveva fiutato il pericolo nei quattro anni in cui
era stata corsaro? Quante volte aveva avvertito l'odore incombente
e soffocante della morte che si avvicinava? Il fremito.. la paura
.. i nervi pronti a scoccare come un arco teso fino al suo massimo..
L'eccitazione che precedeva la battaglia.
Eppure più si guardava intorno più si rendeva conto
che niente quella notte faceva presagire un pericolo.
Tutto era calmo, tranquillo.. forse troppo tranquillo.
Già, era questo a metterla in allerta, lo stridente contrasto
tra la serenità apparente che la circondava e la tempesta
che le si era scatenata dentro all'udire un nome quasi dimenticato..
Blackcrow..
Un uomo che celava misteri e segreti forse anche più profondi
di quanti ne avesse mai nascosti lei.
.. 'Il pirata dagli occhi tristi' .. così l'aveva ribattezzato
quando se lo era trovato davanti mentre cercava di fuggire dal
quartier generale della Marina di Londra, quasi 16 mesi prima.
Capelli scuri come l'ala del corvo di cui portava il nome, pelle
color del bronzo, lineamenti insoliti in un misto contrastante
di esotico e raffinato..
Eppure non era riuscita a non ammettere che fosse un uomo affascinante,
totalmente diverso dai filibustieri che aveva incontrato e contro
cui aveva combattuto fino a quel momento.
Loro erano marci.. portavano nei volti grotteschi e spesso orribili,
precocemente invecchiati, o storpiati da orrende cicatrici che
spesso gli deturpavano anche il corpo, i segni visibili delle
loro scorribande.. le colpe della loro scelleratezza sembravano
riversarglisi addosso sotto forma di ogni possibile abbiezione
e malattia..
Invece, in lui, c'era qualcosa che strideva profondamente con
gli abiti vecchi e lisi che indossava e con l'aspetto poco curato
e malandato, causato dalla lunga e dura vita in mare, costellata
di battaglie e continui pericoli.
Era riuscita a studiarlo per un'istante o poco più, mentre
se ne stavano acquattati dietro un arco di pietra, nascosti dalla
vista dei soldati che, intorno a loro, si affannavano a tentare
di scovarlo.
Poi, d'un tratto, aveva capito quale fosse la nota stonata che
la metteva in uno strano senso di agitazione nell'osservare il
suo, momentaneo, compagno di nascondiglio..
Gli occhi.
Aveva degli occhi come Alexis non ne aveva mai visti di uguali..
parevano lastre d'argento fuso, brillanti e quasi spiritati..
eppure, ha una seconda occhiata aveva scorto in quelle iridi così
vivide e brillanti un dolore antico, immenso e profondo come solo
gli abissi marini riuscivano ad essere.. la vera e unica ragione
per cui BlackCrow stava cercando disperatamente di riconquistare
la libertà.. ma non per se stesso.. per qualcuno che viveva
in lui spingendolo a lottare e a reclamare la vendetta.
L'aveva lasciato fuggire.
Ora lui era ricomparso nella sua vita, aveva mandato ad avvisarla
di un pericolo incombente, dandole ulteriore conferma di aver
agito per il meglio, un anno prima, lasciandolo andare.
Adesso, però non c'era tempo di farsi prendere dai ricordi:
l'indomani all'alba, come stabilito, lei sarebbe andata da Elizabeth
per aiutarla con i preparativi, ma anche e soprattutto per difenderla
qualora ve ne fosse stato bisogno, mentre Sputafuoco, Will e Jack,
sarebbero andati a parlare con il Commodoro per informarlo della
minaccia che incombeva sulla famiglia Swann e, dunque, su tutta
Port Royal.
- Questa volta, che ne vada pure della mia vita.. ma non ti lascerò
far del male a chi amo! Riuscirò ad ucciderti Cobra! So
chi sei.. ora lo so! -
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Elizabeth invece dormiva tranquilla, le labbra distese in un sorriso
sereno e il corpo rilassato nell'abbraccio caldo e rassicurante
di Morfeo.
Forse sognava l'indomani: la festa, il suo innamorato..
L'abito da sposa di preziosa seta rossa intessuta di ricami d'oro
con un leggerissimo velo di pizzo lavorato, anch'esso rosso, come
voleva la tradizione perchè fosse di buon augurio, era
ordinato su di un manichino alla sinistra del letto, proprio accanto
al paravento.. sembrava attendesse solo d'essere indossato.
Liz si mosse appena nel sonno, mormorando il nome del suo amore
e ritornando poi, in un istante, al suo riposo, beata e tranquilla
come una fanciullina.
Non sentì il lieve cigolio della porta che veniva aperta,
non avvertì i passi sempre più vicini al suo letto..
nè si accorse di chi, poco dopo, le premeva sulla bocca
e sul naso un panno imbevuto di una soluzione dolciastra e nauseante
insieme... cloroformio.
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- Elizabeth! Elizabeth posso entrare?! - il Governatore la chiamava
da fuori della sua camera, da alcuni minuti, senza ricevere risposta.
Era solo l'alba, ma era agitato quasi ne andasse della sua vita,
sapeva che di lì a poco sarebbe arrivata Alexis, e voleva
avere il tempo di fare le ultime raccomandazioni a sua figlia,
per la sua nuova vita - Elizabeth possibile che tu stia ancora
dormendo? Eppure lo sai che oggi è un giorno importante!
-
Lord Swann, ormai spazientito, entrò seguito da due delle
cameriere della casa.
Si avvicinò al letto ben deciso a fare una sonora ramanzina
a quella figlia che non riusciva mai a rispettare gli orari, ma,
quando le finestre vennero aperte e la luce del mattino inondò
la stanza, non potè far altro che gridare..
- E' sparita! Elizabeth è stata rapita! -
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- Mmh.. che?.. Dove mi trovo? - Liz aveva un forte senso di nausea,
la testa le doleva orribilmente, e il luogo angusto, umido e scuro
dove era malamente accovacciata non nè comodo, nè,
tantomeno, famigliare o rassicurante.
Si sforzò di aprire completamente gli occhi, anche se ogni
lampo di luce, benchè soffusa, costituisse un impietosa
e dolorosa stiletta alla sua mente, e studiò con attenzione
le assi vecchie e scricchiolanti, le sbarre di ferro larghe e
tozze che formavano tre delle pareti del suo giaciglio, il forte
odore di salsedine e di quella mistura di pece oleosa e appiccicosa
che veniva usata per carenare le navi..
Una nave! Era su una nave!
- No! - balzò in piedi gridando indignata e spaventata,
ma dovette acquietarsi in fretta, poichè barcollò
pericolosamente e finì a terra sbattendo le ginocchia.
Solo allora si accorse del perchè di quella sua insolita
difficoltà di movimento: aveva pesanti cerchi di ferro
che le stringevano e graffiavano le caviglie, tenuti insieme da
una grossolana catena.
Era incatenata al pari di una schiava o di un carcerato!
- Così la nostra leggiadra ospite si è, alfine,
svegliata! - una voce rozza e dura la sorprese, e lei si girò
di scatto scorgendo un uomo alto e robusto, dalla pelle scura
e dai marcati tratti mediorientali che la studiava con ironica
malignità a qualche metro di distanza, proprio vicino alle
scale che congiungevano le stive al ponte - Siete a bordo della
'Black Hell', miss Swann.. e questo significa che siete prigioniera
del Cobra. - si degnò di informarla l'uomo, quasi fosse
la più grande delle concessioni.
- Il Cobra? - quel nome non le diceva assolutamente niente, non
corrispondeva a nessuno dei filibustieri più noti e cacciati
dei Caraibi - Chi è? Perchè mi avete portata qui?
Devo sposarmi.. - mormorò, quasi con sgomento, rendendosi
conto che era stata fatta prigioniera proprio il giorno delle
sue nozze - Esigo di essere liberata! -
- Fossi in voi, miss, me ne starei buona e in silenzio. Il mio
padrone è un uomo raffinato ma per nulla paziente.. finchè
gli servite sarete trattata bene, ma badate di non dar guai..
un proiettile è poca perdita se paragonato al liberarsi
di una donna isterica. - la ammonì quello con fredda indifferenza,
prima di girarle le spalle e tornarsene da dove era venuto, senza
degnarla d'una risposta per le domande che aveva fatto.
La giovane non potè fare a meno di rabbrividire, mentre
la consapevolezza della sua sciagurata condizione si faceva strada
nel suo intimo: per la prima volta in vita sua stava cominciando
a capire cosa fosse.. il terrore.
Una paura cieca e totale, così profonda e senza speranze
che annullava ogni pensiero razionale.
Era incatenata e rinchiusa in un cella di una nave fetida e scura
con, come unico abito, la leggera camicia da notte con cui dormiva...
completamente da sola.
Non sapeva chi l'avesse rapita, nè tantomeno perchè..
e, a differenza di quando era stato Barbossa a sequestarla, non
aveva nulla da scambiare con la sua vita, nè almeno la
certezza che la Marina la stesse cercando o avesse anche solo
una possibilità di trovarla e liberarla.
Si accovacciò per terra raccogliendo le ginocchia al petto,
appoggiandovi la fronte sopra e lasciandosi andare all'angoscia
e allo sconforto.
- Will.. ti prego.. vieni a salvarmi.. Ti prego.. non lasciare
che muoia senza rivederti.. -
Continua....
Deeply Depp
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