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Queen of the Caribbean - The shadow of the Cobra
'Ansie: il ciondolo'
Alexis era già sveglia da diverse ore, e
aveva già dato tutte le disposizioni per i compiti della
giornata alla ciurma, che si era già sparsa per compierli,
quando Jack si degnò di presentarsi sul ponte.
- Ben alzato, Capitano! - lo accolse lei con la stessa frase di
sempre, ma dall'occhiata severa e indagatrice che gli rivolse,
era chiaro che si aspettava da lui un qualche genere di spiegazione
su quello che era accaduto la notte prima.
- Buongiorno a te, tesoro - gli rispose lui scoccandole il suo
consueto sorriso, stiracchiandosi, e poi, con tutta la calma del
mondo, raggiungendola sul cassero con la sua inconfondibile camminata
dondolante.
Fece per baciarla, ma lei lo bloccò con una sola occhiata
gelida, incrociando le braccia sul petto.
- Abbiamo qualche problema, dolcezza? - le chiese un po' offeso.
- Sì, Capitano, lo abbiamo, fin che non ti degni di spiegarmi
come diavolo ti sei ridotto così! - indicò spazientita
il suo viso, sul quale, nella notte, oltre ai tagli erano apparsi
due vistosi lividi bluastri, uno intorno all'occhio sinistro,
e uno che si estendeva su quasi tutta la guancia destra.
- Te l'ho detto ieri sera! - sbuffò contrariato - Una rissa,
solo una rissa. Mi pare che tu sappia, tesoro, che qui a Tortuga
sono comuni come il rum. -
- Oh certo, lo so. Ma da quand'è che TU, che cerchi sempre
la via più facile e di evitare il più possibile
ogni genere di scontro diretto, prendi parte alle risse?! - lo
aggredì.
Jack sbufffò e le diede le spalle andando ad appoggiarsi
alla paratia di tribordo, osservando il molo.
Non aveva alcuna intenzione di spiegarsi, sarebbe stato scoprirsi
troppo, ma sapeva bene quanto la sua Lexi fosse testarda e insistente,
se si prefiggeva uno scopo niente e nessuno potevano farla desistere
fin che non lo aveva raggiunto, e infondo, in questo .. era uguale
a lui.
Mise una mano nella tasca destra del panciotto che portava e ne
estresse un laccetto di pelle a cui era fissata una perlina di
vetro.. un ciondolo.
La causa di tutti i guai che aveva avuto la sera precedente. E,
cioè, da quando una delle 'ragazze allegre' dell'isola
se ne era impossessata cercando di tenerselo e scatenando il putiferio
quando lui aveva tentato di riprenderlo, poichè aveva chiamato
in suo aiuto diversi bucanieri che da tempo non aspettavo altro
che un pretesto per misurarsi con lui.
- Prendo parte alle risse, da quando devo recuperare un regalo
per te.. - concesse alla fine di malavoglia, girandosi di nuovo
verso di lei e facendo dondolare l'oggettino davanti al viso.
Alexis era assolutamente allibita e incredula, non si aspettava
di certo una simile spiegazione.
Prese in mano il piccolo pegno, accarezzandolo appena con le dita,
studiandone ogni particolare, la semplicita del laccetto di cuoio,
e la delicata perlina di vetro blu decorata con tanti puntini
bianchi che lo decorava e che appariva, stranamente.. familiare.
Alzò il viso di scatto e fissò Jack senza parole.
Aveva capito.
Lui borbottò qualcosa di incomprensibile, come a voler
camuffare l'imbarazzo che provava, le prese di mano il gingillo
e glielo allacciò al collo.
- E prima che tu mi faccia un'interrogatorio al tuo solito.. Sì,
è una delle mie! - sbuffò.
- Ma.. perchè? Tutti sanno che i ciondoli e le perline
che porti nei capelli, sono ricordi di tutte le tue avventure,
piccoli tesori insostituibili dai quali non ti seperesti mai,
visto come ne sei geloso! -
- Se è per questo, non è l'unica cosa di cui sono
geloso! - le fece notare - E poi diciamo che è un.. 'prestito'..
Già, così non ti scorderai.. - mugugnò, assumendo
quell'espressione indecifrabile che aveva solo quando era perso
in pensieri che nessuno tranne lui poteva capire.
Il sopracciglio destro di Alexis scattò verso l'alto, e
lei inclinò leggermente la testa, segno evidente di quanto
era perplessa.
- Hai paura che io mi scordi di te, Capitano? E come potrei? -
sorrise dolcemente e gli posò una mano sul polso destro
scoprendo il tatuaggio di cui lei portava il gemello alla base
del collo - Siamo legati e lo saremo sempre. Forse non sono il
miglior esempio di donna pirata, ma sto cercando di imparare..
non vorrei una vita diversa. Anzi, credo che sia proprio questo:
Tortuga, la Perla.. TU, che ho sempre cercato con tanto affanno.
Sono felice e soddisfatta con te, Jack.. grazie del regalo è
splendido! - lo baciò dolcemente, e in quel gesto racchiuse
tutto ciò che le semplici parole non bastavano a spiegare.
Lui era le sue ali, la sua vita, la sua libertà.. ormai
non riusciva più ad immaginare la sua esistenza divisa
da quel bizzaro e strambo bucaniere, dal fascino ambiguo e così
particolare che rispondeva al nome di Jack Sparrow.
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- Will! Will! Dove sei?! - per la terza volta in quattro giorni,
Elizabeth Swann, si era avventurata nella fucina del fabbro in
cerca del suo fidanzato, molto probabilmente senza nemmeno chiedere
il permesso al padre.
Il giovane sbucò dal retro della bottega ed andò
incontro alla ragazza.
Era quasi incredibile che tra una manciata di giorni proprio loro
sarebbero diventati marito e moglie, non avrebbero potuto essere
più diversi: lei sempre bellissima, avvolta in abiti raffinati
e costosi, con i capelli perfettamente pettinati, e la pelle candida
profumata con essenze francesi, lui con addosso abiti robusti
e dall'aria non proprio nuova, i capelli quasi sempre spettinati,
le mani piene di calli, e spesso coperto da macchie di carbone
che stentavano a venire via anche dopo un energica lavata.
Eppure si amavano. Si amavano, davvero.
C'era due mondi a separarli, ma era bastata una sola avventura
ad unirli per sempre, mettendo a nudo i loro sentimenti, e infondendogli
il coraggio di agire di conseguenza.
- Cosa succede, Elizabeth, che non può aspettare stasera?
Lo sai che vengo a cena, no? -
Lei gli corse incontro e gli buttò le braccia al collo
senza nemmeno pensare che in quel modo si sarebbe imbrattata di
carbone - Non resisto a casa con quel.. quel.. uomo! E'.. mi da
l'ansia, mi fa quasi paura! -
- Avanti calmati, prendi un bel respiro e spiegami.. - le sorrise
benevolmente sciogliendola da sè e facendola sedere su
un panchetto di legno, accomodandolesi accanto - Di chi stai parlando?
-
- Di lord Havery, chi altro! Sembra uscito dall'Inferno! - si
lamentò lei.
- Suvvia, Liz.. - William trovava quasi comica la sua preoccupazione,
ma per non ferire i suoi sentimenti tentò di rimane serio
- .. hai affrontato, ben di peggio che un semplice uomo austero,
e un po' freddo! - in effetti nemmeno a lui l'Ammiraglio aveva
fatto una buona impressione, appariva sfuggente, quasi come se
il lato che mostrava a tutti fosse solo una maschera di gelida
educazione, che serviva a nascondere il suo vero volto. Ma sapeva
che condividere le sue impressioni con Elizabeth, in quel momento
avrebbe solo equivalso a nutrire a dismisura la sua inquietudine,
dunque preferì sdrammatizzare.
Forse era anche l'idea del matrimonio ad innervosirla tanto e
stava solo cercando un modo per dirottare la mente altrove.
William non avrebbe potuto darle torto, lui stesso negli ultimi
tempi aveva aumentato il suo carico di lavoro giornaliero pur
di avere la mente sempre occupata e non lasciarsi vincere dall'ansia
e dalle preoccupazioni che era tanto comuni tra i futuri sposi.
- Smettila immediatamente, Will! Sto parlando seriamente! Tu lo
vedi solo la sera a cena per un paio d'ore, ma io ci vivo insieme
da cinque giorni e ti posso assicurare che quell'uomo nasconde
qualcosa! -
- Ancora misteri? Non ti sono bastati Barbossa, e il guaio che
hai combinato svelando i tatuaggi gemelli di Alexis e Jack? -
Lei sbuffò indignata e si alzò in piedi - Bene,
se le cose stanno così.. Se il mio fidanzato non intende
ascoltarmi, allora me ne vado! - marciò verso la porta
, ma Will la raggiunse stringendole dolcemente una mano tra le
proprie.
- Perdonami.. Cos'è che ti preoccupa tanto, vuoi dirmelo?
- le chiede dolcemente.
Ora aveva la netta impressione che dietro a tutta quell'agitazione
ci fosse un motivo decisamente serio.
- Credo che Lord Havery sia qui per.. uccidere Alexis. - gli confidò
in un soffio.
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In quello stesso momento, una figura incappucciata, avvolta in
un sinistro mantello nero.. la stessa che aveva ascoltato i piani
del Cobra molti giorni addietro.. si allontanò dalla finestrella
della bottega da dove, non visto, aveva ascoltato ogni parola
dei discorsi tra i due giovani.
Ora, dopo mesi, di caccia, di inseguimenti e appostamenti nell'ombra
aveva avuto l'inconfutabile prova che i suoi sospetti corrispondevano
alla verità.
Il nemico che da quattro anni inseguiva instancabilmente, era
vicino, e il giorno della vendetta si faceva sempre più
prossimo.. doveva solo attendere ancora un po' e avrebbe, finalmente,
potuto saldare i conti.
Sì allontanò lungo le stradine della cittadina mentre
i suoi stivali ritmavano, risuonando sordi sul selciato, i suoi
passi e la sua mente non smetteva di analizzare e studiare il
piano che più gli sarebbe convenuto attuare.
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Cinque erano le persone che in quegli stessi attimi spinte da
ragioni e motivi molto diversi stavano affrontando i loro dubbi,
ansie e paure in vista del momento in cui avrebbero dovuto far
affidamento solo su loro stessi per sconfiggerle.
Uno solo era invece il nemico che attendeva nelle tenebre.. un
cobra, letale e spietato.. che, nascosto da tutti, stava tendendo
in silenzio la sua trappola mortale attendendo solo il momento
in cui avrebbe colpito e vinto.
Continua....
Deeply Depp
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